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the centre of attention | |
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Flavia De Sanctis Mangelli & Giovanni Visone, l'Unita, Biennale di Venezia, 2005 |
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09.06.2005 Sono le opere delle Guerilla Girls a introdurre l'esposizione dell'Arsenale, una delle due sezioni principali di questa Biennale di Venezia 2005. La scelta non è casuale. Il giusto mix di provocazione, ironia e leggerezza, presente nelle opere di questo collettivo di artiste ben si confà al clima e allo spirito che si respira in tutta la mostra. La curatrice Rosa Martinez, intitolandola Sempre un po' più lontano (un nome evocativo, ispirato da una raccolta di Corto Maltese) propone una Biennale priva di confini, aperta all'esterno, in continua evoluzione. Il panorama degli artisti è ricco e multiforme, ma organizzato secondo scelte riconoscibili. La curatrice c'è e si vede: c'è dietro la selezione di ogni singola opera, nell'accostamento con le altre e nella successione utilizzata. Non ci si annoia mai perché nonostante i lavori siano tanti (comunque meno degli anni scorsi), l'attenzione del visitatore è continuamente stimolata. Contro i
maschi Basata su una scherzosa e appariscente provocazione è l'opera di Joana Vasconcelos: un enorme lampadario che da lontano appare soltanto come un elegante omaggio alla tradizione, avvicinandosi appare invece composto da 14.000 assorbenti interni. Uno scherzo giocoso e irriverente che ben si accosta alle opere di Guerilla Girls presenti in questa prima sala. Trasparente
perfezione Questa stessa spettacolarità non esibita si ritrova anche nell'altra opera di Bruna Esposito presentata all'Arsenale, Partecipazioni Sparse. Su una grande lastra di marmo sono disposte, senza alcun ordine, alcune bucce di cipolla. Il contrasto tra la ricchezza del marmo, quasi un aulico piedistallo, e la povertà delle cipolle, è in realtà solo apparente, perché l'arancione, il bianco e il rosso delle bucce si combinano formando un sapiente accordo cromatico. L'ippopotamo
e la stampa
Anche la sintesi multiculturale progettata dal tedesco Gregor Schneider (Cube Venice 2005) punta sul concetto di identità/differenza, uno dei leit motiv della mostra curata da Rosa Martinez. Se non gli è stato possibile riprodurre al centro di piazza San Marco il cubo nero della Ka'ba alla Mecca (lui, in un testo proiettato sulle pareti dell'Arsenale, accusa i timori dell'organizzazione della Biennale) resta tuttavia il suo progetto e la simulazione grafica della sua idea. Un'azione politica che disturba proprio perché annulla le distanze. L'ultra
- sesso Una comicità cinica e grossolana anima gli sketch dei russi Blue Noses (Quest, dalla serie The Little man): brevi sequenze video proiettate dall'alto sul fondo di scatoloni di cartone. Le figurine (donne nude e uomini in mutandoni colorati) mimano performance erotiche tanto più inverosimili quanto più realistiche. La simbologia del corpo e della passione è ridotta a un divertissement fumettistico. Il canto
del cigno dello spettatore È fondamentale la presenza del pubblico anche in Swansong di the Centre of Attention. Come si può infatti inscenare un funerale, con tanto di musica personalizzabile, bara e fiori, senza il defunto? Qui lo spettatore è invitato a stendersi sul proprio catafalco scegliendo la colonna sonora del suo addio al mondo: il canto del cigno, per l'appunto. E nonostante il gioco sia un po' macabro, pochi sono gli scaramantici o semplicemente i timidi, perché tutti fanno la fila per provare. Il trionfo del possesso sensoriale dell'arte: essere natura morta.
A fare da sfondo a questo gioco un po' macabro sono le altre opere di The Centre of Attention: alcuni dipinti e fotografie con riproduzioni di nature morte, e un televisore che sembra aprirsi nell'infinità dello spazio. In realtà anche le immagini del televisore che sembrerebbero poetiche e rassicuranti celano un inganno, perché non sono altro che la proiezione ingrandita del pulviscolo sospeso all'angolo della sala. Tra i primi a fare una prova molto realistica del proprio funerale c'è ovviamente Rosa Martinez che ha scelto di giacere per pochi minuti sulla bara al ritmo di I will survive. Il fluire
del mondo Come sarebbe un mondo in cui è possibile condividere e visualizzare i pensieri degli altri? Su questa utopistico desiderio si basa il lavoro di Mariko Mori: un'enorme e futuristica scultura, Wave UFO, in cui è possibile entrare, e veder tradotti in immagine i propri pensieri e quelli degli altri. |
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