|
back
to the
library
|

Che la festa
cominci! Ed ecco che ha preso avvio la celebrazione dell'Arte a Venezia,
la laguna più agognata del mondo, come ogni due anni, da più
di cento anni.
Ai Giardini di Castello e all'Arsenale, infatti, sono state inaugurate,
tra le immancabili polemiche e i consueti problemi finanziari, due mostre
internazionali nell'ambito della 51ª edizione della Biennale di Venezia:
L'esperienza dell'arte, nelle sale del Padiglione Italia, curata da Maria
de Corral e Sempre un po' più lontano di Rosa Martinez, alle Corderie,
due esposizioni diverse e tra loro non complementari.
Una qualche affinità semmai è nella opportuna presenza femminile
di 38 artiste donne su 91 e nella ricorrenza, peraltro non nuova, di temi
sociali, politici, estetici ed etici legati alla persona.
Non mancano inoltre la pittura importante e la sovrabbondanza di video.
Fuori
l'Italia
L'esclusione dell'Italia dal Padiglione Italia, i cui spazi sono occupati
quest'anno dalla mostra L'esperienza dell'arte, ha scatenato una polemica
diffusa e vibrata e una valanga di firme.
Sono presenti, infatti, artisti di 70 paesi alcuni dei quali partecipano
per la prima volta come Cina, Afghanistan, Albania, Marocco, sparsi nella
città, mentre all'Italia rimane il padiglione Venezia ai Giardini,
condiviso tra l'argentina Carolina Raquel Antich e Manfredo Beninati,
Loris Cecchini, Lara Favaretto, vincitrice del concorso del Premio per
la giovane arte italiana, là organizzato dalla DARC, Direzione
Architettura e Arte Contemporanee.
E se MarÏa de Corral tra i 42 artisti selezionati ha inserito due
italiani Monica Bonvicini e Francesco Vezzoli, Rosa MartÏnez tra
i suoi 49 ne ha scelto tre: Micol Assael e Bruna Esposito, romane, e Gianni
Motti in tandem con lo svizzero Cristoph Buchel.
Davide Croff, comunque, alle aspre critiche dello stesso Ministro della
Cultura che ha lamentato l'assurda penalizzazione da attribuirsi alla
mancata conoscenza dell'Arte italiana, ha risposto prontamente che per
la prossima edizione del 2007 si realizzerà ex novo un padiglione
"Italia" all'Arsenale per promuovere e sostenere l'Arte italiana
con un suo specifico curatore, già individuato in Ida Giannelli,
direttrice del Museo d'Arte Contemporanea di Rivoli.
E' stato designato, inoltre, il prossimo curatore della Biennale che sarà
il suo connazionale l'americano Robert Storr il quale già nel dicembre
prossimo terrà a Venezia un Simposio sull'arte contemporanea per
fare un consuntivo dei temi affrontati nei seminari delle Biennali di
San Paolo, Shangai e Instambul.
Nel 2006 è confermata inoltre sia la spedizione italiana alla corte
dei Ming, sia lo spostamento della Biennale, con la rassegna "Sensi
Contemporanei", nelle otto regioni del Sud.
Nel frattempo, il giorno dell'inaugurazione, a sottolineare la vitale
presenza dell'Arte italiana, è circolato, fuori dai canali ufficiali,
l'agile libro di Giorgio de Marchis: "Album di viaggio in quarant'anni
di arte italiana: 1960/2000", attraverso le opere di 40 protagonisti
di alto livello ed edito per l'occasione dall'Editore del "Giornale
dell'Arte" Allemandi.
L'esperienza
dell'arte
Operativamente, dunque, il compito di fare il punto sulla situazione dell'arte
contemporanea è stato assolto nelle due rassegne: L'esperienza
dell'arte in cui la De Corral ha riesaminato alcuni aspetti e inclinazioni
degli ultimi quaranta anni di arte nel mondo e in Sempre un po' più
lontano in cui la Martinez ha mirato più anticonformisticamente
alla frammentarietà delle proposte nel presente.
Sta di fatto che le opere delle sale del Padiglione Italia assumono quasi
un carattere da museo con gli importanti dipinti che vanno dalle dense
tele materiche di Antoni Tàpies agli interni metafisici del tedesco
Matthias Weischer; dagli incantevoli dipinti di Marlene Dumas, sudafricana
di origine e olandese d'adozione ai lavori fumettistici di Philip Guston;
dagli importanti trittici degli anni Ottanta di Francis Bacon ai meno
interessanti giochi geometrici ad incastri di Gabriel Orozco, messicano.
Nelle sale contigue, comunque, abbonda la fotografia, come quelle enormi
di Thomas Ruff raffiguranti i grattacieli di N.Y., resi astratti dall'effetto
pixel macro digitale, ma comunque riconoscibili come le Twin Towers.
Nel salone centrale, inoltre, la nota scultrice inglese Rachel Whiteread,
già premiata in Biennale precedente, ha sistemato nel mezzo il
calco di una scala in gesso di sette metri, costruzione compatta che si
protende inutilmente verso l'alto, quasi minacciosa anche se è
come una struttura celibe.
Incuriosisce, tra gli artisti under 40, il trentaduenne tedesco Matthias
Weischer, presente con piccoli quadri figurativi di interni, senza porte
né finestre, in cui solo dei dettagli denotano la presenza umana.
Tra i video ha fatto gridare allo scandalo Trailer for the remake of Gore
Vidal's Caligola del bresciano Francesco Vezzoli, classe '71, una parodia
kitsch, sarcastica e a forti tinte della sessualit tra sodomie e
fellatio non originali di per sé quanto forse come metafora del
sesso, strumento di controllo tradizionale del potere. Il gioco forte
e irridente è soprattutto in una delle ultime immagini in cui si
mostra il volto di Caligola su un sesterzio e poi nell'altra faccia della
moneta appare l'immagine dell'attuale Papa. Sempre sulla natura del potere
riflette l'americano Bruce Nauman, uno degli artisti americani più
influenti dell'arte dopo Warhol, per aver creato dagli anni Sessanta sculture,
video, installazioni e performance di riflessione sulle condizioni fisiche,
emotive e psicologiche nella contemporaneità.
Di un altro trentenne Leandro Erlich, argentino, è "La Vista"
una video installazione con le immagini di vita quotidiana in diversi
appartamenti visibili mediante tanti piccoli schermi in cui si snoda la
routine di chi accudisce i bambini o prepara la tavola o indossa degli
abiti.
La sudafricana
Candice Breitz, invece, si allontana dai problemi reali del suo paese
e punta l'attenzione con la sua video-installazione su divi come Diane
Keaton, Julia Roberts, Susan Sarandon, per rappresentare le difficoltà
della maternità e delle coppie mediatiche di Hollywood.
Col video "Factory" Chen Chieh-jen, di Taiwan ripercorre, all'opposto,
l'alienazione del lavoro in una fabbrica di indumenti.
I video e la fotografia, dunque, sembrano essere anche in questa edizione
della Biennale il linguaggio più diffuso, ma la quantità
è pur sempre elevata e pertanto non sempre risultano di immediata
godibilità.
Sempre
un po' più lontano
Installazioni, sculture e ancora video caratterizzano i 9 mila metri quadrati
delle Corderie e delle Artiglierie dell'Arsenale, in cui quarantanove
artisti espongono lavori che offrono una visione variegata delle attuali
tendenze.
L'impatto negli ampi spazi degli hangar in pietra grezza dell'Arsenale
fino alle Gaggiandre è certamente più emotivo rispetto ai
pannelli divisori bianchi classici dell'allestimento del Padiglione Italia.
L'incipit di entrambe le rassegne è comunque similare poiché
è all'insegna della presenza femminile.
Sulla facciata del Padiglione Italia, infatti, Barbara Kruger, Leone d'oro
alla carriera, ha realizzato l'opera murale, sempre improntata alla critica
sociale, scritta a lettere cubitali "Non dirmi cosa fare. Non dirmi
dove andare. Non guardarmi così. Non farmi promesse", mentre
all'ingresso del Padiglione stesso, di Monica Bonvicini un trapano, appeso
al soffitto, al posto del lampadario, si aziona ad intermittenza rintronando
fastidiosamente.
Le Corderie sono contraddistinte, in modo somigliante, da cartelloni provocatori
del gruppo newyorkese Guerrilla Girls, con la loro ventennale protesta
contro la discriminazione razziale e sessuale del mondo dell'arte e da
un ironico lampadario, realizzato con acciaio e 25mila tampax dalla portoghese
Joana Vasconcelos, classe 1971, metafora provocatoria della fisicità
e dell'intimità femminile al di fuori di ogni inutile condizionamento.
In Sempre un po' più lontano, titolo che deriva da una storia di
Corto Maltese, personaggio di Hugo Pratt, Rosa MartÌnez, dunque,
ha inteso focalizzare un itinerario espositivo controverso in cui affiorano
ansie, drammi e finzioni del mondo contemporaneo che vanno dalle trasgressione
della guatemalteca Regina José Galindo che nel suo video mostra
una raccapricciante operazione di imenoplastica alle sculture della tedesca
Paloma Varga Weisz sulla tortura femminile nel mondo.
La particolarità delle Corderie è che addentrandosi nei
semibui hangar si è spesso sollecitati ad interagire nelle installazioni.
Già di prima mattina infatti i due solerti giovani artisti inglesi
del gruppo The Centre of Attention ci invitano, nel loro spazio, ad inscenare
il nostro funerale che consiste nel distendersi immobili sul catafalco
attorniato da fiori finti, non prima di aver scelto al computer la musica
preferita.
Meno angosciante ci appare allora l'installazione di fronte del brasiliano
Rivane Neuenschwander con sette scrivanie e relative macchine Olivetti
32 tra le quali ci rifugiamo e che scopriamo scrivono solo punteggiatura
assurda e inespressiva.
Poco distante i video dei Blue Noses, i russi Mizin e Shaburov, proiettano
in dodici grandi scatole poste a cerchio degli sketch divertenti di personaggi
che corrono, cadono, si incontrano, scontrano e fanno l'amore in accelerazione
tipo comiche.
O anche scorrono video rasserenanti e amorosi come quello della brasiliana
Valeska Soraes su due provetti danzatori di tango.
Non certo strabiliante è l'ippopotamo gigantesco di fango allestito
dall'americana Jennifer Allora e il cubano Guillermo Calzadilla. L'accostamento
con una ragazza seduta in groppa che sfoglia giornali e che fischia alle
ingiustizie che vi legge non è poi tanto sorprendente.
Di Mona Hatoum, Beirut, '52, molto interessante è invece la scultura
circolare a base di acciaio, alluminio e sabbia che con un raggio a pettine
di quattro metri gira di continuo costruendo e decostruendo scie nel suo
passaggio generando un senso di ordine e armonia.
Bruna Esposito, poi, nell'ambito della sua poetica al femminile della
levità della materia e delle atmosfere emotive, ha elaborato una
delicata installazione, una delle sue sculture impermanenti e provvisorie,
costituita da un traslucido pavimento di marmo su cui ha sparso, per contrasto,
evanescenti bucce di cipolle che all'inizio sembrano petali di rose.
Come non notare alla fine delle Corderie e all'inizio delle Artiglierie
due oggetti metallici a forma di spirali appese al soffitto? Sono sculture
di Louise Bourgeois, novantacinquenne e sempre vitale, ma che tuttavia
qui è poco rappresentativa, né aggiunge qualcosa di significativo
una sua opera sonora, una nenia infantile che lei stessa canta in un piccolo
ambiente esterno, tipo chiesetta votiva della verde età, ormai
davvero lontana.
La condivisione divertente non finisce perché all'interno alle
Artiglierie, ancora, ci si immerge su invito dell'argentino Sergio Vega
nel "Paradiso tropicale", sua ricostruzione artificiale, che
offre una vita immemore dalla convulsione metropolitana o addirittura
poco dopo ci si puÚ imbarcare con "Wave Ufo", astronave
new age, creata dalla giapponese Mariko Mori e alla quale si accede uno
alla volta, per sintonizzarsi, mediante effetti speciali elettronici e
digitali, in un angolo dei sogni, soffuso di aromi.La realizzazione comunque
non è nuova, infatti è stata già vista due volte,
una delle quali lo scorso autunno a Genova per la rassegna "Arte
& Architettura" di Celant.
Questa seconda grande rassegna delle Corderie risulta, in effetti, come
dice la curatrice "un viaggio frammentario e appassionante per scoprire
le zone di luce e di oscurità del nostro mondo convulso".
E la pittura? Ci si accorge alla fine che non è stato collocato
neanche un quadro. La pittura manca totalmente. Si potrebbe pensare che
qui è considerato un linguaggio artistico scomparso, ma noi sappiamo
che altrove non è così.
Alla
ricerca dei padiglioni nazionali
Circa 30 padiglioni dei 73 partecipanti si trovano nei propri spazi ai
Giardini, mentre gli altri sono in chiese, musei, gallerie, palazzi e
sulle isole: Olafur Eliasson, danese, classe 1967, ad esempio è
nell'isola di San Lazzaro degli Armeni.
Con la
Biennale le strade e la città tutta acquista vitalità.
Il terzo grande polo di attrazione è costituito dai padiglioni
nazionali e quelli che notoriamente da sempre richiamano l'attenzione
e che si puÚ dire fanno la Biennale sono i soliti noti.
La Spagna che quest'anno presenta il sessantatreenne Antoni Muntadas con
video installazioni che indagano l'influenza dei mass media che trasformano
gli avvenimenti in riti ossessivi;
la Francia con Annette Messager;
la Gran Bretagna dedicato a Gilbert&George, coppia di maestri, con
la nuova serie Gingko Pictures in cui i due artisti, come le foglie di
Gingko biloba, si ritraggono sdoppiati, scambiandosi i corpi e i volti.
Interessante il Padiglione della Germania con Thomas Scheibitz che ha
realizzato immagini fantasiose della realtà e originale è
soprattutto l'intervento di Tino Sehgal, che è nato a Londra nel
1976 e vive a Berlino, il quale ha sviluppato una forma specifica di arte
situazionista mediante movimenti, parole recitate, canzoni o altri tipi
di comunicazione, interpretati ad esempio dai custodi, che coinvolgono
direttamente il pubblico.
Del padiglione degli Stati Uniti, il protagonista è il classico
Ed Ruscha con Course of Empire. Si tratta di una retrospettiva di dieci
grandi tele, realizzate tra il 1992 e il 2005 che riproducono edifici
industriali, scuole, palazzi che nel corso degli anni hanno cambiato destinazione
e aspetto in un rapido trascorrere del tempo e che quindi sembra dire
l'artista non ci appartenga più.
Nell'ambito dei sentimenti personali Il Giappone presenta il progetto
di Ishiuchi Miyako, Mother's 2000-2005 traces of the future in ricordo
della madre dell'artista attraverso oggetti personali e fotografie raffinate
di scarpe, sottoveste con pizzi e merletti e un rosso kimono per farla
rivivere nella sua quotidianità.
Per la Russia, sul tema della Comunicazione e discomunicazione, tre artisti
Niznij Novgorod Galina Myznikova e Sergej Provorov hanno strutturato l'installazione
"Vento idiota" in cui il visitatore, attraversando un tunnel
di vento, diventa il personaggio principale dell'opera con una partecipazione
psicosomatica.
Incuriosiscono anche i padiglioni dei paesi new entry come la Cina,alla
Tese delle Vergini in cui Cai Guo-Qiang, classe 1957, vincitore del Leone
d'Oro del '99, presenta Emersion, video con immagini che si muovono tra
materiale e immateriale, tra reale e virtuale.
Nuovi anche i padiglioni del Marocco nella Chiesa di Santa Maria della
Pietà e quelli dell'Iran oltre che dell'Afghanistan entrambi alla
Fondazione Levi con opere fotografiche di Lida Abdul e i tappeti, tipici
della tradizione femminile della tessitura di Rahim Walizada.
L'Albania, invece è nell'area esterna ai Giardini in cui Sisley
Xhafa ha installato un imponente cono bianco rovesciato, con due feritoie
per gli occhi, contro ogni tipo di discriminazione razziale.
Premi:
i ruggiti del "Leone d'oro"
L'attesa per l'assegnazione del Leone d'oro è sempre vissuta con
trepidazione non solo per sapere i nomi dei vincitori, ma anche per capire,
alla fine, il gusto delle Commissioni. Il momento della rivelazione è
uno dei pochi o forse l'unico della Biennale in cui non ci sono commenti
e discussioni per una sorta di intrinseca accettazione di quell'"alea
iacta est" di questa scelta insindacabile.
Ed ecco che il Leone d'oro per la migliore partecipazione Internazionale
tra gli artisti giovani è stato assegnato a Regina José
Galindo, 35 anni, del Guatemala, nella Mostra Sempre un po' più
lontano all'Arsenale, per il forte impatto visivo del suo trittico di
performance e documentazione che dimostra un'azione coraggiosa contro
il potere.
Il Premio per la giovane arte italiana 2004-2005, promosso dalla DARC,
è stato assegnato a Lara Favaretto di Treviso, classe 1973, per
aver prodotto video surreali in 3D su un'esperienza reale di vita e sul
suo sviluppo fantastico attraverso la magia della festa.
E stato inoltre attribuito, per la prima volta, un Leone d'oro alla
memoria a Harald Szeemann, direttore del Settore Arti Visive della Biennale
dal 1998 al 2001, ritirato dalla consorte.
Su proposta di MarÌa de Corral e Rosa MartÌnez, il Consiglio
d'Amministrazione della Biennale di Venezia, presieduto da Davide Croff,
ha inoltre attribuito il Leone d'oro alla Carriera della 51. Esposizione
a Barbara Kruger, classe 1945 statunitense. L'artista concettuale, attraverso
testi e immagini che va elaborando fin dagli anni '70, propone temi quali
il consumismo, il femminismo, la sessualità, il potere e l'identità
disgiunti dalle convenzioni.
Infatti per lei l'arte è strumento politico che aiuta ad acquisire
la consapevolezza personale e sociale per trasformare il mondo in cui
viviamo.
Leone d'oro, inoltre, a Thomas Sch¸tte, 1954, Germania, nella Mostra
L'esperienza dell'arte al Padiglione Italia, che col suo lavoro scultoreo
ottiene una mediazione tra il classicismo e l'interpretazione moderna
della figura umana.
La sensazione è di sospensione metafisica ai limiti della forma,
della materia e dei volumi mediando il rapporto tra arte e società.
Leone d'oro, infine, per la migliore partecipazione nazionale è
stato assegnato ad Annette Messager, classe 1945, Francia. All'ingresso
del padiglione ai Giardini la scritta "casinò" è
sovrapposta a "Francia". Dopo una fila di un'ora circa ci si
introduce nel regno della favola di Pinocchio la cui storia è stata
reinterpretata come odissea dell'anima. Il burattino è presentato
dalla nascita, poi prosegue in un mare di raso rosso per arrivare infine
a superare profondità vertiginose. Una favola bella e non novella.
Estetica
ed etica della partecipazione
Dalla Biennale ognuno si aspetta delle novità di ricerca, delle
innovazioni operative e degli straordinari slanci creativi.
A quanto pare però sia le scelte delle due curatrici spagnole che
quelle dei Commissari nazionali sono andate sul sicuro, cosÏ Spagna,
Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno selezionato artisti storicizzati
da almeno trenta o quaranta anni rendendo quindi omaggio ad artisti nati
nel 1911 o nel 1937 e nel 1945. Soltanto la Germania ha introdotto Tino
Shegal, un artista di 29 anni, che ha presentato un suo processo creativo
formulato in modo nuovo. Egli sostituisce infatti agli oggetti o ai video
le situazioni, lo scambio e quindi la loro conclusione che di conseguenza
non assoggetta né alla documentazione filmata né a quella
fotografica.
Non se ne fa, Ë evidente, una questione di età giacché
sia l'inventiva sia la fantasia non sono certo legate all'età anagrafica.
Si suppone tuttavia che un qualche criterio alla Biennale ci debba pur
essere: ad esempio che le opere siano create ad hoc per questa manifestazione
e quindi siano inedite e anche che siano frutto di ricerche innovative
degli ultimi due anni più che degli ultimi venti o quaranta anni.
Quanto ai Maestri si possono organizzare sale omaggio che esulano dal
concorso al Leone d'oro, come sovente è avvenuto in passato.
Di questa edizione, tuttavia, un dato positivo da sottolineare è
senza dubbio la drastica e provvidenziale riduzione degli artisti invitati,
i quali presentano un maggiore numero di opere, consentendo cosÏ
allo spettatore di avere non più uno sguardo allucinato e convulso
come avveniva in precedenza, ma un più rilassante approccio emozionale
durante il percorso esplorativo dei vari settori.
Al di là di ogni possibile critica, infine, bisogna ribadire che
la Biennale è in ogni caso sempre degna di attenzione; è,
in definitiva, un'esperienza ragguardevole che va vissuta per meglio darsi
conto di altre suggestioni e di altri influssi.
Anna Maria Di Paolo
|