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Liberazione, 11/06/05 (Italia), Roberto Gramiccia

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Liberazione giornale comunista

Si è aperta, fra le polemiche sul Padiglione Italia e la scarsa presenza di artisti del nostro paese, la cinquantunesima edizione della grande kermesse dell'arte di Venezia
Ispanica e al femminile, così è la Biennale


Roberto Gramiccia
Venezia nostro servizio

Non è una novità che la Biennale di Venezia, quest'anno alla sua cinquantunesima edizione, sia fonte di polemiche. Stavolta, però, si è raggiunto il livello di guardia. La valanga di proteste (oltre 3000 firme) per la soppressione del Padiglione Italia e la sparuta rappresentanza di artisti del nostro paese (solo quattro) hanno costretto David Croff, presidente della Biennale, a nominare Ida Giannelli curatrice del prossimo Padiglione Italia che sarà allestito presso le Corderie.
Perché spostare il Padiglione Italia in sede diversa da quella che lo ospita da sempre è una domanda che non si può non porre all'ineffabile presidente Croffil il quale, tra l'altro, ha già nominato per la prossima edizione della Biennale, quella del 2007, il nuovo direttore, guarda caso americano: Robert Storr.

Ma il presidente non ha solo demeriti. Qualche positiva novità gli va riconosciuta (la buona organizzazione, la proliferazione dei punti di ristoro e l'efficienza della sala stampa); così come va riconosciuta alle due curatrici spagnole nominate da Croff, Marìa De Corral e Rosa Martìnez, di aver agito in coraggiosa autonomia (vagamente ispanofila) dando alle due mostre principali della Biennale dimensioni umane, proporzioni accettabili e armonia (ricordiamo con raccapriccio il caos infernale e mastodontico della precedente edizione diretta da Bonami).

Gli artisti invitati sono quest'anno soltanto 91 e fra questi 38 donne. I premi, resi noti ieri, sono così distribuiti: il Leone d'Oro a un artista internazionale over 35 va a Thomas Schütte; quello a un giovane artista under 35 va alla guatemalteca Regina José Galindo; il Leone d'Oro per la migliore partecipazione nazionale va alla Francia; infine, il premio per la giovane arte italiana 2004-2005 promossa da Darc va a Lara Favaretto.

La folta rappresentanza femminile costituisce una buona novità ma non inedita né assoluta. Si respira comunque la piacevole sensazione di un'atmosfera depurata da ogni sollecitazione maschilista, con grande attenzione per i temi del corpo e dell'amore, per i nuovi linguaggi e per la pittura. Essa è ben rappresentata in molti dei 70 Padiglioni stranieri, come pure nelle due principali mostre collaterali: quella su Pollock al Guggenheim e quella su Lucian Freud al Correr.

"L'esperienza dell'arte" è il titolo della rassegna curata da Marìa De Corral, allestita nelle sale del Padiglione Italia ai Giardini. All'ingresso di questi ultimi "Minimal romantik" è un cubo di mattoni in cemento realizzato dall'italiana Monica Bonvicini. Mentre il veneziano Fabrizio Plessi ha costruito nelle acque antistanti la riva dei Partigiani il suo "Mare verticale", alto più di 44 metri. Lungo il viale dei Giardini si incontrano le sculture di Munoz, mentre la facciata del Padiglione Italia è percorsa dalle scritte di Barbara Kruger, un seducente "maquillage ideologico" (i temi sono quelli del potere, del denaro ecc.). Alla Kruger è stato assegnato il Leone d'oro alla carriera.

Gli spazi per l'occasione sono stati ridisegnati e dipinti con un colore chiaro. Gli ambienti sobri e discreti ospitano le opere scelte dalla De Corral, da lei definite "atemporali". All'ingresso, ci si imbatte con un trapano appeso per aria, una specie di spada di Damocle, realizzato anch'esso dalla Bonvicini.

Nel grande salone centrale troneggia l'imponente scala di Rachel Whiteread, mentre sulle pareti fanno mostra di sé le immagini fotografiche del grande Thomas Ruff. A sinistra particolare fascino si sprigiona dalla videoinstallazione di Tania Bruguera: una specie di galleria le cui pareti sono tappezzate di profumate bustine di tea.

Girando a destra si apre una successione di cinque sale con nomi storici e altisonanti: Francis Bacon, Thomas Schütte, Philip Guston e Antoni Tapies; seguono particolarmente riuscite, le videoinstallazioni di Jenny Holzer e William Kentridge. Fra i giovani ci hanno colpito: la qualità della pittura del tedesco Mathias Weischer, la fantasia del brasiliano Damasceno con le sue colonne costruite con la sovrapposizione di sagome di suole di scarpe ritagliate da elenchi telefonici.

Arriviamo a Vezzoli, il terzo artista italiano, che ha realizzato Trailer for the remake of Gore Vidal's Caligula. Si tratta della video presentazione di un film su Caligola che definire pornografico è uno scherzo (chissà se lo faranno vedere al Ministro Buttiglione, pagheremmo per esserci). In tre minuti, fellatio e sodomie si rincorrono in una successione orgiastica, ironica, spericolata, non originalissima.

Meno stanchi del solito, si arriva all'Arsenale dove le Corderie ospitano i 49 top artisti internazionali invitati da Rosa Martinez per la sua "Sempre più lontano". All'ingresso ti accoglie l'istallazione sonora di Santiago Serra che detta le regole di comportamento alla Biennale. Non passa inosservato il lampadario realizzato dalle Guerrilla Girls con assorbenti femminili.

Ci rimane impressa la gentilezza da impresario delle pompe funebri di un inglese trentenne, sormontato da un gran cappello rosa a fiori, che invita a scegliersi su un computer la musica per il proprio funerale, dopo di che indica un catafalco foderato di seta bianca sul quale, chi vuole, può sdraiarsi per provare in anticipo l'"ebbrezza" della pace eterna. Autori: The centre of attention.

Passando attraverso la successione di molte videoinstallazioni che è materialmente impossibile osservare con la necessaria attenzione, non fosse altro che per motivi di tempo, ci imbattiamo in una delle opere più interessanti: "+ and - " della libanese Mona Hatoum. Una superficie circolare di sabbia finissima sulla quale un braccio meccanico, diviso in due parti, da un lato crea dei solchi e dall'altro li cancella.

Più avanti spicca, non certo per le dimensioni, la "Perla a piombo" di Bruna Esposito. Per contrasto appare gigantesco l'ippopotamo realizzato da Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla. Regina José Calindo è l'artista guatemalteca che ha riprodotto in video le immagini di un'imenoplastica, dure ma non originali.

Verso la fine del lungo camminamento delle Corderie si stagliano due splendide sculture spiraliformi di Louise Bourgeois. Più avanti la grande astronave di Mariko Mori, Ufo, volendo, offre ospitalità al suo interno.

Interrogato sulla Biennale, Achille Bonito Oliva, ha dichiarato: «Io credo […] che la Biennale non abbia bisogno di curatori ma di guaritori, e io lo sono stato». Anche noi continuiamo a ritenere che la sua Biennale del '93 sia rimasta la migliore.